Visita il Museo Archeologico Eno Bellis in Piazza Castello a Oderzo. Chiedi specificamente della sezione lapidaria. Alcuni originali sono inoltre incastonati nei muri di palazzi storici del centro (Palazzo Foscolo, via Garibaldi), una pratica ottocentesca di “museo diffuso”. Conclusione Le epigrafi estratte dal Ben di Oderzo sono la memoria scritta di una città che non voleva dimenticare i suoi morti né offendere i suoi dei. Ogni incisione è una voce che, dopo duemila anni, continua a raccontare chi eravamo prima di noi. “Siste, viator – Fermati, viandante. Leggi e ricorda.”
Queste non erano semplici decorazioni: erano pietre parlanti destinate a durare per sempre, poste su tombe, edifici pubblici o altari votivi. Le iscrizioni recuperate nell’area del Ben coprono un arco cronologico che va dalla tarda Repubblica (I secolo a.C.) fino al IV secolo d.C. Si distinguono tre categorie principali: 1. Epigrafi funerarie (le più numerose) La maggior parte delle stele e dei cippi proviene da una necropoli extraurbana lungo la via Postumia. Seguono una formula standard: Dis Manibus (Agli Dei Mani) seguito da nome del defunto, età e spesso la dedica da parte dei familiari. Epigrafi Dal Ben Oderzo
(ricostruito): D(is) M(anibus) T(ito) Flavio T(iti) f(ilio) / Aniensi / Secundo / milit(i) leg(ionis) XI C(laudiae) / vix(it) ann(os) XXX / h(ic) s(itus) e(st) Traduzione: Agli Dei Mani. A Tito Flavio Secondo, figlio di Tito, della tribù Aniensis, soldato della Legione XI Claudia. Visse 30 anni. Qui giace. Visita il Museo Archeologico Eno Bellis in Piazza